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Intervista a Cira Baeck

Col tempo tutto ha cominciato a trasformarsi velocemente in un modo di vivere.
Testi: Igor Rozman e Manca Mirnik / Foto: Igor Rozman e archivio Cire Baeck

Come è iniziato tutto?
“Da bambina ero entusiasta del Western Dressage ed ero troppo piccola per saltare. Mio padre adora i Quarter e quindi siamo andati negli Stati Uniti dove mi sono innamorata di questi meravigliosi cavalli, per il loro carattere, la calma, la voglia di lavorare che hanno. E così… mio padre mi ha regalato il primo Quarter Horse ma ho comunque tenuto il mio Pony da Dressage, con il quale mi esibivo agli eventi. Avevo solo 12 anni, all’inizio mi allenavo solo una volta alla settimana e poi sono diventate cinque. E col tempo tutto ha cominciato a trasformarsi velocemente in un modo di vivere. Dopo un po’ ho ceduto il pony e mio padre ha iniziato ad allevare. Ha comprato dieci Quarter in Texas e così è iniziato tutto.

Quando hai sentito crescere passione per il Reining?
Quando ho iniziato a gareggiare. All’inizio praticavo diverse discipline: Pleasure, Trail, Cutting, Barrell racing, ma il Reining mi piaceva di più in assoluto. Quando siamo andati a trovare i nostri amici in Florida, ho incontrato un allenatore di Reining che viveva vicino a loro. Era Bill Horn, ed è diventato il mio primo Trainer di  Raining. Non sapevo che allora fosse uno dei migliori allenatori al mondo. Ho trascorso l’estate in Florida e ho iniziato a tornarci più volte  all’anno e quindi a fare spola tra il Belgio e Stati Uniti.

Qual è il tuo atteggiamento nei confronti dei cavalli?
I Quarter sono per lo più sempre pronti a lavorare, mai molto difficili e li trovo semplici da gestire e psicologicamente stabili. Mio padre preferiva che montassi questo tipo di cavalli perché, come dice sempre, ha solo due figlie e non vole avere problemi con gli infortuni. I Quarter sono cavalli docili già “dal giorno prima di venire al mondo”. Se vedono qualcosa che li spaventa loro si avvicinano, si fanno coraggio e controllano cos’è, non scappano mai davanti alle difficoltà. A volte quando all’inzio cominciamo a montarli, a volte si fermano, annusano e si chiedono “cosa abbiano sulla schiena… oddio! hanno un un uomo sulla schiena!” e si frizzano, ma non impazziscono mai, non scappano via o disacionano il cavaliere in malomodo. Usano il cervello. Altre razze invece, per mia esperienza, fanno davvero cose pazzesche quando si spaventano. « Quale dei tuoi cavalli ti è rimasto nella memoria, quale ti è piaciuto di più? “Ne indicherei due. Colonnello Shining Gun – Jojo e Mister Sunny Sailor sono stati i miei primi cavalli davvero fantastici con i quali ho ottenuto ottimi successi e rimarranno nel mio cuore per sempre. Hanno reso possibile la mia carriera, e con loro il mio modo di montaer è migliorato.bri monta inoltre cavalli sloveni (di proprietà di Igor Rozman):Hurricane HabaCome atleta, Pierluigi Fabbri monta inoltre cavalli sloveni (di proprietà di Igor Rozman): Hurricane Haba.

Quando quando hai deciso di uscire dalla categoria Non Pro con i professionisti?
Credo nel 2008. Prima mi divertivo a competere con le categorie non pro, poi la decisione di lasciare anche i professionisti è venuta spontanea ed è stata una logica prosecuzione della mia carriera. Ecco perché sono migliorata come amazzone. In questo modo ho una routine migliore e monto molto meglio perché mi confronto costantemente con il cavallo. “

Mi racconti qualcosa di Phantom Face, con cui hai conquistato l’arena nel Derby dello scorso anno
Phantom è fantastico, è un vero combattente. A casa è piuttosto pigrone ma  in gara reagisce in modo completamente diverso. Mi ascolta, non ha problemi ad andare veloce o rallentare ed è davvero dolce. Ho montato molti cavalli prima di lui, ma Phantom è il cavallo più gentile e cordiale di tutti. Fa sempre esattamente quello che gli chiedo. Di solito i cavalli cambiano ritmo nel corso della performance: iniziano a prendere la mano o rallentano, si guardano intorno, diventano ipersensibili. Lui non l’ha mai fatto. “

Come prepari i tuoi cavalli per le gare? Come ti prendi cura della loro salute e come cosa usi?
Voglio che i miei cavalli siano ben preparati tutto l’anno, tranne in inverno quando sono completamente liberi per due mesi e non lavoriamo. Devono riposare. Man mano che le gare si avvicinano comincio a dedicare più tempo ai dettagli. Lavoro sulla velocità, sulla precisione delle transizioni, poi li metto un po’ sotto pressione. Phantom sa esattamente qual è il suo compito, devo solo occuparmi di proporglielo cercando di coinvolgerlo e far si che il lavoro diventi interessante, senza mai deluderlo o irritarlo. È per questo che a volte vado anche fuori dal campo, so che a lui piace molto. Proviamo alcuni stop e slide, ma mai troppo perché i suoi movimenti sono molto pronunciati e con molta potenza, e voglio gestirglieli bene. Tenere bassa la pressione ed il giusto rapporto sono secondo me la chiave del successo. In generale, quando si spinge troppo su un cavallo, si va rapidamente contro ad infortuni o si pregiudica il risultato della competizione. “Quale dieta segui per i tuoi cavalli? “ Nel nostro ranch i cavalli hanno a disposizione il fieno h 24, ovviamente deve essere di buona qualità, privo di polvere e povero di calorie in modo che possano stare tranquilli e mangiare tutto il giorno. Usiamo la paglia come lettiera per tenere occupati i cavalli perchè ci giocano durante il giorno. I cavalli al lavoro ricevono mangime mattino e sera, circa un chilo. Non aumentiamo mai la quantità di mangime prima dell’evento e non cambiamo mai il tipo di mangime. Dopo la gara riduciamo la quantità di mangime perché non vogliamo che i cavalli aumentino di peso.

Che consiglio daresti alle ragazze slovene che iniziano ad avere a che fare con il Reining?
Direi loro di non smettere mai di divertirsi mentre lavorano, di non prendere tutto troppo sul serio e troppo presto. Ho visto parecchie ragazze in Polonia e in slovenia molto esperte tecnicamente e di alto livello. È importante che insistano finché non ottengono ciò che vogliono. Ma la cosa più importante è la formazione iniziale in modo da costruire bene le basi per tutto il lavoro che segue.”

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